La Global Sumud Flotilla riparte dalla Turchia verso Gaza
Cinquanta imbarcazioni e circa cinquecento attivisti da una quarantina di paesi sono salpati il 14 maggio dal porto di Marmaris, sulla costa sud-occidentale della Turchia, per tentare di nuovo di raggiungere la Striscia di Gaza e rompere il blocco navale israeliano. È il terzo tentativo della stessa missione, dopo l'intercettazione del 30 aprile al largo di Creta in cui la marina israeliana aveva fermato 175 persone e portato in carcere due attivisti, poi rilasciati. In Italia, le opposizioni chiedono un'informativa al ministro degli Esteri Tajani sulla sicurezza dei partecipanti.
Una storia in cui il fatto è lo stesso per tutti - cinquanta barche che salpano - ma il lessico cambia il significato. Le testate di sinistra (Manifesto, Fatto, Domani, Espresso) raccontano dall'interno: usano i verbi degli attivisti ('rompere l'assedio', 'missione umanitaria'), riportano in prima persona le voci di chi è a bordo, danno spazio al timore dei droni e al lessico della 'resilienza'.
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